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Sky is the limit

Giovanni Parisani

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JohnatanLivingston@hotmail.it

Il libro dell'anno

January 24

FUORI ORARIO


A casa mi vedo Voyager speciale 2012. Sono tipo le tre di sabato pomeriggio.
esco giusto dopocena.
Il programma è bisca a casa di valeria e allora arrivo lì e trovo valeria e Fabio Caccia seduti sul divano a guardare titanic; lei in pigiama, lui ogni tanto zoppica verso il bagno.
Due adorabili nonnetti.
Mi siedo sul tavolo a gioca a Uno co Zio Cecco alberto e gianluca il biondo.
Dopo aver parlato di fine del mondo, folletti, e misteri dell'Universo, arriva Gabriella, una simpatica signora che è la madre di Valeria.
Da chissà dove, spunta anche Cianna, che rimane giusto il tempo di salutarci e andare a casa con Caccia. S'è fatta mezzanotte, usciamo anche noi.
Che fare? quessi vanno al biliardo club. Io a biliardo non ci so giocare, mi sembra che qualche anno fa ho imparato però mi sembrava un gioco palloso allora ho dimenticato. E insomma non mi tirava.
Allora vado al pret a trovare simone e dama, che mi vuole ringraziare di aver immortalato le sue gesta in un fumetto dal titolo "Un apostrofo rosa tra le parole D'ama", che racconta le avventure fantastiche di un ragazzo di provincia e della marmotta che vive su di lui.
Appena arrivato vengo accolto con abbracci e sorrisi e complimenti per il fumetto e mi convincono a bere un drink inventato da Paolo, il LIQUID. Usciamo dal pret per parlare della notizia della settimana, la candidatura della Bonino alla Regione Lazio, della straordinaria carriera politica di questa grande donna che ce la invidia il mondo intero, e di alcuni aneddoti significativi della vita del Dama, come quando disse a un gruppo di vecchi "il papa è gay e ruba i vostri soldi". Sento uno scroscio d'acqua che piove dal cielo, e quando guardo in alto vedo una vecchia, la quale aveva tre finestre guarnite di vasi fioriti, di cui una proprio sopra la porta del Pretoriano. Ella ci dice, con fare minaccioso:
< A che ora si deve andare a dormire uno?
Ho appena innaffiato questi gerani, se non la smettete INNAFFIERO' QUELLI >
e ci indica l'altra finestra.
La vecchia fa sul serio.
Al che, ognuno dice la sua. Io mi limito ad un 'signò è sabato sera'
Simone che tralatro dichiarava anche un forte bisogno di donna, le offre un drink.
un ubriaco si inginocchia e chiede perdono, e una amica sua vuole fa la matura e si scusa per il disturbo.
Il Dama, che la signora da quella distanza con quel cappotto e quella voce poteva scambiare per un suo coetaneo, le ricorda che quelli sono disagi insiti ad avere la casa sopra un bar.
Lui è Gandhiano, ma non quando è ubriaco.
Ad ogni modo, prima che la terribile raccapricciante ineffabile minaccia della vecchia si avveri, ce ne andiamo.
Arrivati in piazza Roma sentiamo la mancanza di Flavio Ciabattoni*, e infatti lo chiamiamo giusto per dirgli in coro "Banana di merda!"
Egli invoca il nostro aiuto, perchè, dice, è ubriaco, capitato suo malgrado in un posto di merda, e vuole andarsene ma non può.
Il Ciabbana, chissà perchè, si ritrovava sempre in situazioni come quelle.
E' chiaro che un pò se le cerca. Ma quella sera davvero non c’era niente di interessante da fare.
Il bravo pastore lascia le 99 pecorelle al sicuro sul monte per andare a cercare quella smarrita.
Risultato andiamo a sto Papito. In macchina siamo io, simone, d’ama, e il nostro nuovo amico Zazà.
La musica di Jovanotti riecheggia per le oscure alture delle valli di Lisciano, mentre sfrecciamo per una strada tuttacurve con le quattro frecce inserite, alle tre di notte, sembravamo una stella cometa.
E infine arriviamo al Papito, o come lo chiamava Dama, “il luogo di perdizione”.
Decine di automobili cafone percheggiate alla carlona in mezzo a strade scoscese brecciate di campagna, che conducevano ad un abuso edilizio con l’insegna Papito.
Apro la porta di alluminio anodizzato robba di abusivismo degli anni ’60 e salgo ste scale.
Una galleria di personaggi allucinanti scorre davanti ai miei occhi. Era come se tutto il peggio del peggio di ascoli si fosse dato appuntamento lì. In più mi sentivo osservato. Forse ero vestito da zecca. O forse ero l’unico con la barba. Oppure avevo una faccia strana, chissà, un’ora prima un mio collega al ferretti mi ha detto che gli sembravo strano (Che avrà voluto dì?).
Ma avevo un’altra impressione, come se quei brutti ceffi mi conoscessero. Ma non è possibile, perché io sta gente non li ho visti mai. Io ste persone non le frequento. Alcuni li conoscevo magari perché ci andavo in classe insieme da piccolo e poi loro avevano subito robba di mutazioni genetiche ed erano diventati fascisti, tipo Alessandro Grimaudo, Giacomo Giovannucci, poi ci stava gente tipo Marco Novi, il famigerato Campli, in compagnia di troioni coi capelli piastrati e i brufoli grossi coperti col trucco che si giravano un lecca lecca in bocca. Era un covo di fasci.
Nella stanza (una stanza semplicissima con qualche luce stroboscopica e finestre uguali uguali a quelle di mia nonna) regnava una puzza rivoltante di sudore e sigarette.
In mezzo a sto merdaio, cerco i miei amici.
Eccoli là. Ciabbana vestito con le stelle d’argento e i pantaloni coi teschi che si guardava allo specchio, il Dama ballava scatenato e agitava le braccia in cielo e mandava improperi contro la madonna.
Simone e Zè che si guardavano intorno e ridevano.
Come biasimarli.
Facciamo per andarci via ma ci fermiamo all’ingresso, un gabbiotto di alluminio anodizzato dove continuavano a passare esempi di un paesaggio umano sconfortante.
Scambio due parole con Franca Troiani, con la quale mi scuso di essere lì.
Fermi all’ingresso, io voglio proprio andare via.
Flavio e Simone, titubanti della serie abbiamo la bicicletta pedaliamo.
Giorgia Seghetti, sconvolta e stregata dalla affabulante prosa del Dama, impegnato a difendere l’egemonia culturale del Liceo Classico sul Liceo Linguistico.
Alla fine il compromesso è restare dieci minuti poi andare via.
Risaliamo, e mi convinco definitivamente che il Papito è il posto più merdoso della Galassia.
Anche se chiudo gli occhi e faccio finta di non essere lì, la musica e la puzza continuano a ricordarmelo.
Arrivano le tre e dieci, e in un battibaleno sono in macchina.
Rimettiamo il Jova mentre torniamo verso il centro.
Vediamo il Moderno chiudere.
Il Dama strepita:
< Ho bisogno di riposo >
E con passo Petrarchesco si avvia verso casa, sordo alle nostre esortazioni.
Saliamo in macchina e mentre Ciabbana fa il video, Simone cerca di rapirlo minacciandolo con un piccolo alce di peluche trovato nella mia macchina.
Ad un tratto, qualcosa va storto.
Un uomo, visibilmente alterato, ci chiede cosa stavamo facendo alla sua macchina, che era parcheggiata indisturbata su un lato di via D’ancaria.
Poi ne esamina il cofano nero e inizia ad accarezzarla. Era chiaramente un pazzo.
Il Dama non ha bisogno di altro e in tre e tre sei rientra in macchina, seguito da Simone Galiè.
Il pazzo inizia a venirci incontro, allora io ingrano la retromarcia e indietreggio velocemente verso il tigre, poi giro e vado a tutta per via Lungotronto, e Flavio dice che il pazzo è montato in macchina.
Faccio Viale Vellei a cento all’ora e passo col rosso, anche se Zazà sta cercando di dirmi che la macchina che avevamo dietro non era del pazzo ma della Polizia.
I miei amici erano dei gran burloni, e gli piaceva scherzare anche nei momenti più inopportuni, pensai.
Fermo al semaforo, l’auto si avvicina e aveva proprio una sirena blu che lampeggiava.
Detto fra noi, mi sono cagato in mano.

C’è un semaforo rosso e ovviamente mi fermo.

Gli sbirri però, non scendono, quindi mi convinco che non cel’hanno con me.
Scatta il verde, io giro a sinistra e loro pure. Mi fanno i fari. Accosto e scendo per parlare con loro.
La cosa che li aveva colpiti di più era che andavo in giro con le 4 frecce. Hanno chiesto i documenti a me e a tutti, con grande indignazione da parte di Francesco D’amario, il quale vedeva usurpati i suoi diritti civili.
Restando in macchina parliamo dell’eventualità di dire che stavamo scappando da un matto che ci rincorreva se poteva magari essere un’attenuante. Il D’ama continuava a borbottare allora faccio caso allo spiraglio aperto del finestrino e mentre dico che lo chiudo le dita di Flavio rimangono prese nella morsa letale.
A me mi faceva ride il fatto che D’amario non esce mai e una volta che esce succede il finimondo.
Secondo me adesso si spaventa e non esce per un mesetto buono.
Alla fine i caca bicchieri trovano la revisione scaduta da soli tre mesi e mi fanno la multa, evidenza alla quale reagisco stoicamente.
Ho la macchina da un annetto e mezzo e ho già preso 5 multe e fatto tre incidenti due dei quali contro oggetti inanimati e tutti col 100% di torto. Insomma, non sono proprio un pivello.
Il clou della tensione per me è stato quando mi hanno detto di soffiare dentro a un tubo con una lucetta.
Mi ricordo del LIQUID. Furia fifa.
Mi vedono molto nervoso. Tremavo, forse anche per il freddo che fa in ascoli alle 4 di notte il 9 Gennaio.
Cerco di ricordare i consigli del mio amico Stefano Papili che mi pare che una volta mi aveva detto che c’è un modo di prendere l’aria e risoffiare esattamente l’aria inspirata. Boh, ci provo. Faccio un bel respiro e soffio.
Bip-bip-bip-bip-bip!
Mi dicono, no, non va bene così.
Mille pensieri. Tanta merda.
Non ti devi attaccare e devi soffiare più piano.
Faccio come mi dicono loro e dice sono IDONEO;
Il mio cuore rideva forte.
Torno in macchina e alla fine Francesco non se la sente di andare a esprimere le sue perplessità ai due piedipiatti.
Riporto tutti a casa e ci vado pure io.


Sono cose che capitano, però secondo me quella vecchia troia del Pret ci ha mandato le macumbe.
July 13

Viaggio all'inizio del mondo

 
Ho scoperto che é facilissimo prendere l'aereo.. molto piú che prendere il pullman! (ghghghghgh)
Quando ci stacchiamo da terra é il momento della svolta, capisci che sei proprio in orbita..  l'aereo incomincia a comportarsi in modo inaspettato si storce, si inclina, dondola. E non é una turbolenza, deve fare proprio cosí, infatti dentro nessuno si stupisce. 
Mentre volo (perdío, volo!) e sono circondato da un cielo che é sempre piú blu, guardo sotto e mi accorgo di quanto é lontana la terra.
Penso che in fondo, troppo vicino non ci sono mai stato.
Vedo tutto, vedo l'aeroporto, il Lazio, vedo tutto il mare che é possibile vedere, e vedo le nuvole, le solite nuvole, ma da un altro punto di vista.
Penso con un sorriso a tutte le volte che mi hanno detto che ho la testa tra le nuvole e mi faceva ridere che adesso ci stavo davvero, anzi, a giudicare dalla visuale, ero almeno un miglio al di sopra.
Ero lontano da tutto, dai parcheggi a pagamento in centro, dalle multe di sforamento, dalla noia, dalla serenitá.
Lontano dalle vasche di piazza, dal Pretoriano, dall'universitá, da san beach e martinsicuro, da spinetoli, dal gioli.. lontano dalla mia vita, in un certo senso.
Ma non proprio lontano.
Mi sembrava di vederla da un altro punto di vista, proprio come le nuvole dall'aereo.
Andrea Pazienza diceva che viaggiare non é scoprire nuove terre, ma avere nuovi occhi.
Su uno schermo vedevo il mio aereo stilizzato sorvolare la Sardegna, e quando guardo sotto riconosco proprio la penisola dove ho passato le vacanze da piccolo, molti anni fa.
Mi guardo intorno, vedo alcune persone addormentate, e coppie che si tengono per mano.
3 hostess che parlavano solo portoghese passeggiano con un carrellino e mi danno un panino buono 10.
Chissá dove vivono le hostess.
Guardo ancora fuori dal finestrino, ma stavolta non riesco a distinguere nulla.. una luce radiosa si sposa col cielo in una sfumatura indescrivibile.
 
 
 
 
 
June 07

Antichrist

 

ANTICHRIST - LARS VON TRIER

ecco cosa penso:

 

Trama:

[ Mentre Lui e Lei stanno facendo l'amore il loro unico figlio cade dalla finestra e muore. Lui, psichiatra, contro ogni deontologia professionale decide di curare la moglie, preda di lancinanti attacchi di ansia. Per farle elaborare il lutto la conduce nel luogo che teme di più: la foresta di Eden, dove si trova il rifugio nel quale Lei ha scritto la sua tesi di laurea sulla persecuzione delle streghe nel Medio Evo. ] 

 

Un uccellino cade da un albero. Su di lui si avventano decine di formiche carnivore ma prima che lo possano divorare, un altro uccello lo prende e lo uccide.

Mentre i suoi genitori fanno l’amore con trasporto, un bambino cade dal balcone e muore.

Un uomo si addormenta con la mano fuori dalla finestra e la ritrova coperta di sanguisughe.

Ogni notte, centinaia di ghiande muoiono schiantandosi sul tetto di una casa.

La Natura è la casa di Satana, dice lei. Essa è quasi in cima alla piramide delle sue paure più grandi.
Le fa così paura da non riuscire a terminare la tesi.
Così paura da non riuscire a camminare in una valleverde…
Eppure è così legata alla Natura da sentire il pianto delle ghiande che muoiono schiantate sul suo tetto,
così profondamente unita alla natura da riuscire a dissolversi nell’erba.
Ma è davvero corretto parlare di crudeltà?
Non si tratta invece di CAOS? Nell’Eden, non esisteva distinzione tra il Bene, e il Male.. fino al giorno in cui Adamo ed Eva strapparono la fatale mela dall’albero della conoscenza del bene e del male.

Il marito nonché analista, comprende che LA NATURA non è solo un mucchio di foglie lasciato fuori dalla porta di casa, ma, nella sua ambivalenza, è in noi.
Perciò scrive al vertice della piramide delle paure di sua moglie, ‘SE STESSA’

Anche lei, così come la Natura, confonde bene e male,
confonde il martirio delle giovani streghe nel medioevo con il masochismo femminile,
confonde la destra e la sinistra delle scarpe da mettere al figlio
e infine, come un’incosciente,
ama il marito ma cerca di ucciderlo, 
lo desidera ma lo odia,
vuole esserne amata, poi picchiata.
tenta di evrirarlo, ma poi lo costringe a farle l'amore

Il suo nemico però, non è lui, ma è sempre la Natura, feroce, incontrollabile, mostruosa, che ha dentro.
E così, presa da un inverecondo odio per se stessa, toglie dal suo corpo la parte più “naturale” tra tutte la parti, responsabile, per giunta, della morte di suo figlio. Ma...


MA

 ma

tutto questo è inutile.

È inutile perché non possiamo sconfiggere la Natura, l’antichrist, perché esso è in noi.
ecco che sta per arrendersi quando il marito, pura ragione,
la uccide e, non pago, brucia il cadavere.

Ma non ha vinto Lui, ha vinto ancora una volta il Caos.

la folla che corre nel bosco senza un volto né una destinazione ne è la più limpida rappresentazione.
E siamo proprio noi.

***

In “dancer in the dark”, Bjork era un angelo che sbatte le ali in mezzo all’ignominia dell’uomo,  e muore, come Gesù Cristo, per espiare un’umanità irrimediabilmente corrotta.

In Dogville, Grace, che credeva nella sostanziale bontà delle persone, è costretta ad arrendersi all’evidenza e capisce quanto siano deboli, abbietti, porci, poveri gli uomini.
Non malvagi.. loro sono come i cani, ne più ne meno. Bisogna bastonarli, spaventarli, ucciderli. Perdonarli non li migliora.
E la soluzione non è più il martirio, ma il genocidio.

In questo film non ci sono più eroi. Se considero Dogville un film Kierkegaardiano, ora considero Antichrist un film Nietscheano. Il pessimismo si fa nichilismo, e non conosce eccezioni, non esiste catarsi, non esiste redenzione. Non possiamo più separare il bene e il male, perché a regnare è il caos, e nient’altro.
I cani, le bestie, gli uomini, le piante sono la stessa cosa.
Possiamo solo accettare il mondo così com’è, dionisiaco, e piangerne, senza poter mai essere consolati.E allora:

Lascia

Ch’io pianga

Mia cruda sorte

Che sospiri

La libertà

 

 

June 03

Wonderful summer...

 


 

  

 

 
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