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    December 18

    Miracolo alla 34 strada

    Ieri, come quasi ogni sera verso le otto, ho preso il pullman da Ascoli per andare a Spinetoli.
    L'autista che trovo al posto di guida è una vecchia conoscenza, un uomo coi baffi neri e i modi inurbani,
    che per comodità chiamerò "Charles Bronson".
    Salgo e mi siedo in uno di quei posti al centro, vicino al finestrino, sono i miei preferiti perchè guardo fuori
    tutte le cose che scorrono; sagome buie di alberi, case, cartelli, persone, che si illuminano solo quando l'autobus si avvicina.
    Voi direte: In questo racconto c'è un'ellissi (per Francesco: omissione)!!! Tra il salire e il sedersi bisogna obliterare il biglietto!
    Ebbene io non lo faccio mai. Quasi mai. Lo faccio solo quando me lo chiede l'autista all'inizio della corsa.
    Ormai gli autisti che chiedono il biglietto (per comodità li chiameremo "cacacazzi") li conosco.
    Charles Bronson era uno di questi.
    Come mai allora non aveva detto niente quando ero salito?
    Non un gesto, non una parola. Neanche un sospiro sommesso.
    Seduto pensavo. Qual era la spiegazione a tutto ciò? Quale prodigio aveva fatto sì che Charles Bronson venisse meno alla sua inalienabile natura? il Natale c'entrerà qualcosa?
    Ben presto ebbi la risposta.
    A Castel di Lama il pullman rallenta fino a fermarsi. 
    Io ero così assorto da non accorgermene.
    Ma Charles Bronson si alza dalla sua postazione e con fare arrogante mi chiede "tu il biglietto ljè fatt?"
    Io con voce flautata: "no adesso vado e lo compro".
    Cammino fino alla porta anteriore ma un'amara sorpresa mi attende: era chiusa.
    Un brivido corse lungo la mia schiena. Guardai Charles Bronson con fare interrogativo ma trovando nel suo sguardo solo i resti di un'infanzia terribile, parlai.
    "la porta è chiusa. Come faccio a scendere?"
    "il biglietto lo devi fare da Ascoli."
    "ma è domenica l'edicola è chiusa"
    "a me non interessa"
    "allora torno a sedere."
    "aDESSO TE LO DO IO, IL BIGLIETTO, se mi dai nome e cognome ti arriva casa."
    Il suo sorriso era beffardo, sapevo che voleva intimorirmi, e sapevo anche che gli autisti non POSSONO fare le multe, solo i controllori possono. Ma lui bluffava. Probabilmente si era sempre trovato davanti a minolletti quindicenni che a una sua alzata di sopracciglio abbassavano la testa. Povero Charles, come si sbagliava!
    "so benissimo che lei non ha questa autorità, non prendiamoci in giro."
    dissi, il mio volto era una maschera impassibile.
    senza dire un'altra parola aprì la porta.
    appena scesi,con la faccia contrariata disse "lo devi prendere tratta tre!!"
    Attraversai la strada.
    Entrai nel bar Salaria.
    Ero sul bancone. Decisi che non potevo comprare il biglietto.
    Chiamai casa. Potevano venirmi a prendere a Castel di Lama.
    Attraversai di nuovo la strada, mi affacciai e dissi col mio sorriso migliore
    "Mi faccio accompagnare. Buona domenica e buona serata! Arrivederci".
    Non potete capire la soddisfazione.
    No, chi non viaggia in pullman non può capire la soddisfazione.
    Ho viaggiato a scrocco da Ascoli a Castel di Lama! Ma non è tanto viaggiare a scrocco, quello lo faccio sempre
    La soddisfazione è che ho viaggiato a scrocco e Charles Bronson lo sa!!!
    che bello ... è proprio vero che la felicità bisogna cercarla nelle piccole cose! :)
    December 11

    L'ANGOLO DELLA CULTURA

    iNAUGURO LA MIA NUOVA RUBRICA "L'ANGOLO DELLA CULTURA"
    segnalandoVi un film davvero speciale, per i contenuti e i mezzi:
    MA CHE CI FACCIO QUI?
    del regista ascolano Antonio Amato.
    E' una storia di adolescenza, un racconto di formazione.
    Proiettato al cineclub martedì 12 e mercoledì 13 Dicembre
    al Cineclub di Ascoli Piceno (Cinema Piceno).
    Eccone la trama
    Ad attendere il 18enne Alessio davanti ai quadri di maturità c'è un'amara sorpresa: è stato bocciato. L'esito negativo degli esami stravolge i suoi piani estivi poiché aveva in programma di partire con i suoi due più cari amici per un viaggio itinerante in Europa. Nonostante il divieto dei genitori, Alessio decide di raggiungere lo stesso i suoi amici e parte a bordo del suo motorino, ma la sua corsa è di breve durata perché una serie di disavventure lo costringe a una sosta forzata lungo il litorale romano. L'esperienza acquisita servirà ad Alessio per imparare che a volte 'viaggiare' non è solo una questione di chilometri...
     
     
    Un'opera prima italiana. Però ante litteram, perché si tratta, in realtà, del saggio di diploma di un allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia ritenuto così valido che, a cura dell'Istituto Luce e di Rai Cinema, è stato distribuito nelle sale. Il suo regista del resto, il giovane torinese Francesco Amato, ancora prima di diplomarsi, oltre ad avere collaborato come assistente con Pupi Avati  per 'Il cuore altrove', aveva realizzato dei documentari e dei cortometraggi presentati e anche premiati in vari festival. 
    Un viaggio come formazione. Secondo uno schema già da tempo visitato dal cinema, è risolto dall'esordiente Amato (che ha anche scritto il testo con un coetaneo, Andrea Agnello) con freschezza ed anche, nel disegno dei caratteri - quello centrale e gli altri di contorno - con una vivacità che accetta colori precisi, alcuni attraversati da un umorismo gentile. Naturalmente, soprattutto nella costruzione del racconto, degli impacci e delle esitazioni si fanno avanti, specie quando si profila la tendenza ad imitare un certo cinema giovanilistico recente, ma l'impresa ha un suo garbo e convince. Con il contributo di un gruppo di interpreti, quasi tutti, anch'essi, allievi e ex allievi del Centro Sperimentale. In prima fila il protagonista, Daniele De Angelis.
    Crescerà e potrà farsi una strada.
     

    VIVA JONATHAN

    Il gabbiano Jonathan Livingston, uscito dalla penna dello scrittore statunitense Richard Bach (Illinois, USA, 1936), può essere considerato il simbolo di tutti quegli adolescenti che hanno il coraggio di proseguire per la proprio strada nonostante i pregiudizi degli altri.


    Ma il gabbiano Jonathan Livingston [...] no, non era un uccello come tanti.?La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni Scuola primaria: gli basta arrivare dalla costa a dov’è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d’ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.?Ma a sue spese scoprì che, a pensarla in quel modo, non è facile poi trovare amici, fra gli uccelli. E anche i suoi genitori erano afflitti a vederlo così: che passava giornate tutto solo, dietro i suoi esperimenti, quei suoi voli planati a bassa quota, provando e riprovando. [...]?“Ma perché, Jon, perché?” gli domandò sua madre. “Perché non devi essere un gabbiano come gli altri Jon? Ci vuole tanto poco! Ma perché non lo lasci ai pellicani il volo radente? Agli albatri? E perché non mangi niente? Figlio mio, sei ridotto penne e ossa!”?“Non m’importa se sono penne e ossa, mamma. A me importa soltanto imparare che cosa si può fare su per aria, e cosa no: ecco tutto. A me preme soltanto di sapere.”?“Sta un po’ a sentire, Jonathan” gli disse suo padre, con le buone “Manca poco all’inverno. E le barche saranno pochine, e i pesci nuoteranno più profondi, sotto il pelo dell’acqua. Se proprio vuoi studiare, studia la pappatoia e il modo di procurartela! ‘Sta faccenda del volo è bella e buona, ma mica puoi sfamarti con una planata, dico bene? Non scordarti, figliolo, che si vola per mangiare.”?Jonathan assentì, obbediente. Nei giorni successivi cercò quindi di comportarsi come gli altri gabbiani. [...] Ma a un certo punto non ne poté più.
    R. Bach, Il gabbiano Jonathan Livingston, Rizzoli, Milano, 1973


    December 07

    LETTERA APERTA

    Ciao a tutti
    Eccomi qua
     
    Un commento avrebbe preso toppo spazio. Allora scrivo un intervento.
    Comke ho già detto l'unico anonimo che non sottoscrivo è quello che offende Isa perchè io con questa ragazza non ci ho mai parlato.
    Io penso che ci sia stato un pò un misunderstanding.
    Nessuno degli anonimi voleva giudicare nè:
    - un'intera esistenza
             nè
    -i sentimenti
    tutt'al più i comportamenti. I sentimenti non sono in ballo.
    Ma i comportamenti invece si possono giudicare, si sa.
    Secondo me i commenti anonimi (e pure il mio)non sono stati scritti a partire dall'articolo in se (che sfido chiunque a capire)
    ma sono stati scritti da gente che CONOSCE Alberto;altrimenti sarebbe inimmaginabile una tale precisione.
    La reazione di Alberto mi è sembrata molto matura dal momento che non ha cancellato nessun commento, 
    gesto che apprezzo moltissimo.
    L'accusa di autocommiserazione mi pare fondata e se ci pensi, Alberto, anche a te sembrerà così.
    Il blog si chiama "il lamento" e il tuo pseudonimo è Teorico del suicido... non lo so!!
    A un certo punto tu dici
    Io scrivo quello che mi va se nn vi piace potete anche andare altrove.
    GIUSTO.
    Però lo vedi allora che le critiche non le vuoi, vuoi solo incoraggiamenti?
    Un' altra prova è che hai scritto un intervento incomprensibile.
    Chi lo capisce? Solo Isa che infatti ti ha applaudito, esattamente come ti aspettavi, esattamente come volevi tu.
    Infine:
    IL RELATIVISMO.
    rELATIVISMO vuol dire che la realtà è passibile di infinite interpretazioni
    TUTTE EQUIVALENTI.
    Dunque anche in un Relativismo Assoluto e irrealizzabile come quello che tu proponi
    Io POSSO dire questo è giusto, questo è sbagliato; non è presuntuoso:
    tale sentenza è una delle infinite e ha la stessa dignità di qualsiasi altra.
    Che significa NON ESISTONO DIFETTI?
    Ogni persona  trova  difetti negli altri, sarebbe sciocco negarlo.
    Saluto con affetto Alberto, la folletta, gli anonimi, Francesco e Mingenzo.
    Presto pubblicherò le foto di Bologna!!