Giovanni's profileSky is the limitPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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July 13 Viaggio all'inizio del mondoHo scoperto che é facilissimo prendere l'aereo.. molto piú che prendere il pullman! (ghghghghgh)
Quando ci stacchiamo da terra é il momento della svolta, capisci che sei proprio in orbita.. l'aereo incomincia a comportarsi in modo inaspettato si storce, si inclina, dondola. E non é una turbolenza, deve fare proprio cosí, infatti dentro nessuno si stupisce.
Mentre volo (perdío, volo!) e sono circondato da un cielo che é sempre piú blu, guardo sotto e mi accorgo di quanto é lontana la terra. Penso che in fondo, troppo vicino non ci sono mai stato.
Vedo tutto, vedo l'aeroporto, il Lazio, vedo tutto il mare che é possibile vedere, e vedo le nuvole, le solite nuvole, ma da un altro punto di vista.
Penso con un sorriso a tutte le volte che mi hanno detto che ho la testa tra le nuvole e mi faceva ridere che adesso ci stavo davvero, anzi, a giudicare dalla visuale, ero almeno un miglio al di sopra.
Ero lontano da tutto, dai parcheggi a pagamento in centro, dalle multe di sforamento, dalla noia, dalla serenitá.
Lontano dalle vasche di piazza, dal Pretoriano, dall'universitá, da san beach e martinsicuro, da spinetoli, dal gioli.. lontano dalla mia vita, in un certo senso.
Ma non proprio lontano.
Mi sembrava di vederla da un altro punto di vista, proprio come le nuvole dall'aereo.
Andrea Pazienza diceva che viaggiare non é scoprire nuove terre, ma avere nuovi occhi.
Su uno schermo vedevo il mio aereo stilizzato sorvolare la Sardegna, e quando guardo sotto riconosco proprio la penisola dove ho passato le vacanze da piccolo, molti anni fa.
Mi guardo intorno, vedo alcune persone addormentate, e coppie che si tengono per mano.
3 hostess che parlavano solo portoghese passeggiano con un carrellino e mi danno un panino buono 10.
Chissá dove vivono le hostess.
Guardo ancora fuori dal finestrino, ma stavolta non riesco a distinguere nulla.. una luce radiosa si sposa col cielo in una sfumatura indescrivibile.
June 07 Antichrist
ANTICHRIST - LARS VON TRIER ecco cosa penso:
Trama: [ Mentre Lui e Lei stanno facendo l'amore il loro unico figlio cade dalla finestra e muore. Lui, psichiatra, contro ogni deontologia professionale decide di curare la moglie, preda di lancinanti attacchi di ansia. Per farle elaborare il lutto la conduce nel luogo che teme di più: la foresta di Eden, dove si trova il rifugio nel quale Lei ha scritto la sua tesi di laurea sulla persecuzione delle streghe nel Medio Evo. ]
Un uccellino cade da un albero. Su di lui si avventano decine di formiche carnivore ma prima che lo possano divorare, un altro uccello lo prende e lo uccide. Ogni notte, centinaia di ghiande muoiono schiantandosi sul tetto di una casa. La Natura è la casa di Satana, dice lei. Essa è quasi in cima alla piramide delle sue paure più grandi. Il marito nonché analista, comprende che LA NATURA non è solo un mucchio di foglie lasciato fuori dalla porta di casa, ma, nella sua ambivalenza, è in noi. Anche lei, così come la Natura, confonde bene e male,
ma tutto questo è inutile. È inutile perché non possiamo sconfiggere la Natura, l’antichrist, perché esso è in noi. Ma non ha vinto Lui, ha vinto ancora una volta il Caos. *** In “dancer in the dark”, Bjork era un angelo che sbatte le ali in mezzo all’ignominia dell’uomo, e muore, come Gesù Cristo, per espiare un’umanità irrimediabilmente corrotta. In Dogville, Grace, che credeva nella sostanziale bontà delle persone, è costretta ad arrendersi all’evidenza e capisce quanto siano deboli, abbietti, porci, poveri gli uomini. In questo film non ci sono più eroi. Se considero Dogville un film Kierkegaardiano, ora considero Antichrist un film Nietscheano. Il pessimismo si fa nichilismo, e non conosce eccezioni, non esiste catarsi, non esiste redenzione. Non possiamo più separare il bene e il male, perché a regnare è il caos, e nient’altro. Lascia Ch’io pianga Mia cruda sorte Che sospiri La libertà
April 12 compro, ergo sum
Gli anni Ottanta salutarono il crollo dei grandi sistemi ideologici e politici con il trionfo dell’individualismo sulla socialità. Si è parlato di “estetizzazione della vita quotidiana e degli oggetti che ne fanno parte” 1 tipica degli anni Ottanta: nel nuovo statuto sociale dell’oggetto d’uso, le cose furono insieme se stesse e la rappresentazione di se stesse.
La loro concreta realtà materica e l’immagine che le definiva si dilatarono in uno scenario nel quale era il loro stesso possessore a rappresentarsi attraverso esse. Il consumo non si orientava più in prima istanza verso l’oggetto, ma verso la rappresentazione di sé che questo consentiva.
Consumare è una forma dell’avere, forse quella di maggior momento per la odierna società industriale. I consumatori moderni possono etichettarsi nella formula ‘io sono - ciò che ho’ 2: compro, quindi sono. Si crea così una sovrapposizione tra il verbo essere e il verbo avere.
La società industriale impone la divisione del lavoro, ma in realtà non è il lavoro ad essere diviso, bensì l’uomo. Egli non è più capace di fare un chiodo, di cui sa fare solo la testa o la punta, e ciò era all’origine del fenomeno di ‘entfremdung’ o alienazione, nella filosofia di Marx. Successivamente un altro filosofo, Gyorgy Lukàcs, ipotizza un ulteriore passaggio: la ‘reificazione’. Il processo di alienazione si accentua, fino a che le relazioni che l’uomo instaura risultano sempre più mediate dalle cose in quanto oggetti del processo della vita, per cui le relazioni tra persone assumono il carattere della proprietà3.
Prendiamo un caso: Il nostro io costituisce il maggior momento del nostro sentimento di proprietà, poiché comprende molti elementi: il nostro corpo, il nostro nome, il rango sociale, l’immagine che abbiamo di noi e quella che desideriamo gli altri abbiano di noi. Il rapporto del proprietario verso la sua automobile ha un elemento di personalizzazione, in quanto l’auto non è solo un oggetto concreto che serve per spostarsi, ma soprattutto un simbolo di rango sociale, una dilatazione di potere, insomma, un sostegno dell’io. Comprando l’auto, il proprietario ha in effetti acquisito un frammento del proprio io. L’idea sottesa alla affermazione ‘io sono io’ è ‘io sono io perché ho X’.4 Questa relazione è ugualmente valida in senso inverso: ‘le cose hanno me’ dato che il mio sentimento di identità si fonda sul mio avere le cose. La modalità dell’esistenza secondo l’avere rende cose sia l’oggetto che il soggetto.
La nostra esistenza ha un fondamento, il desiderio biologico di vivere. Il nostro organismo ci spinge ad aspirare all’immortalità, ma poiché sappiamo che moriremo, andiamo alla ricerca di situazioni capaci di farci credere che, nonostante l’evidenza empirica, siamo immortali. A ciò si devono intendere rivolte - le innumerevoli fantasie religiose di vita dopo la morte, il paradiso cristiano e islamico; - l’arte, nel suo tentativo di ‘immortalare’ l’immagine di una persona, l’impressione di un evento.
Oggi, più di ogni altra cosa, il possesso di proprietà costituisce la realizzazione del desiderio di immortalità, sostituendo ogni altra ideologia. Se il mio sé è costituito da ciò che ho, sono immortale se le cose che ho sono indistruttibili. Ma da quando, dopo la crisi del ’29, il sistema di consumo è cambiato, si è passati da un mercato di pochi modelli per una lunga durata a uno fatto di tanti modelli per una breve durata. Oggi infatti, l’acquisto viene fatto per gettare, non per conservare.
Perciò il desiderio di immortalità viene appagato solo dal rinnovato consumo.
*** Postilla ***
Tali ragionamenti ci indurrebbero a pensare che più si compra, più si è. Il consumo, anche nell’accezione esistenziale, viene così inteso come la massima espressione di libertà, in quanto ci permette di avere (e quindi essere) ciò che vogliamo. Tale ipotesi rivendica il consumo come atto arbitrario, volontario, attivo, espressione della cosiddetta ‘libertà del consumatore’, il quale può scegliere tra i prodotti, quello che gli da gioia.
Vi invito a riflettere su questo punto: il fatto di primaria importanza che l’asserzione ignora è che i desideri dei consumatori (ovvero gli oggetti) sono materialmente fabbricati dal produttore. L’industria può influenzare il gusto semplicemente non producendo merci che magari risulterebbero più sane per gli esseri umani ma fonte di minori profitti per l’industria stessa. Tomas Maldonado scrive “la libertà del consumatore è un’illusione”. Se fosse dunque un'illusione la libertà che noi conquistiamo faticosamente vendendo una parte della nostra vita (ore lavorative) al capitalista, quando siamo liberi?
1: Omar Calabrese, “Design e Arte” 2: Erich Fromm, “Essere o Avere?” 3: Gyorgy Lukàcs, “Storia e coscienza di classe” 4: Erich Fromm, “Essere o Avere?” 5: Erich Fromm, “Essere o Avere?” 6: Tomas Maldonado, “il disegno industriale”
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